CENNI STORICI

 PALAZZO BENEVENTANO LENTINI

L’edificio è fra i più importanti della Città di Lentini, non solo per la sua grandezza e per il suo sfarzo, ma anche per i personaggi che ne erano proprietari e per coloro che hanno contribuito alla sua realizzazione. Quattro furono i protagonisti del completamento nel tempo di quest’opera: l’Architetto Maurizio Pitti, per i bassi del Palazzo, il barone Giuseppe Luigi Beneventano, facente parte del “teatro genealogico” di Famiglia, l’Architetto Carlo Sada e il pittore Francesco Abate; autori che modificarono e ingrandirono l’edificio in una sontuosa Villa meglio confacente nello stile ad una Corte Baronale. Siamo alla fine del lXX secolo. il periodo della rinascita del Palazzo, che ancora oggi é una testimonianza significativa per tutti i secoli della storia della Città di Lentini.

Nato a Carlentini il 13 novembre 1840 da una famiglia nobilissima i suoi avi, secondo lo storico Mugnos, furono Principi alla corte di Federico ll, Giuseppe Luigi Beneventano fu Consigliere Comunale e Sindaco e Senatore del Regno d’Italia. Personaggio di gran temperamento contribuì alla rinascita dell’agricoltura e dell’economia generale della Città. A lui ed alla sua famiglia ancor oggi il popolo memore gli è grato, per i giardini comunali intitolati al Sofista Gorgia, per le bonifiche delle reti Idriche dei Qanat e del Bevaio di Lentini e per il rifacimento dell’argenteo trono del simulacro del Patrono e Martire Alfio

L’edificio dunque si sviluppa lungo la strada principale (Via S. Francesco, fu Via Monastero), soluzione scelta per indicare il prestigio della Famiglia proprietaria, essendo in età greca già via sacra. Quella che è paragonabile alla “Via Crociferi” di Catania, per Lentini, oggi conserva numerosi edifici sacri, militari e civili. Tra questi il Palazzo che, dall’ingresso posto a Nord, guarda l’ Etna; si accede al cortile dai cui lati ci si immette ai locali di servizio: quali magazzini, stalle, alloggi per la servitù ed allo “scalone” l’elemento che mette in comunicazione il piano terra con il piano nobiliare tipico del palazzo dell’epoca. La tipologia dell’impianto edilizio, deriva dagli edifici turriti, la sua organizzazione interna, prevalentemente nel piano nobile, è del tipo “en enfilade”, vale a dire: sale tutte in fila con le porte allineate, in modo che nel piano rendesse l’effetto prospettico di “corridoio sfondato”. Tutte le dimensioni dei vani sono pari ad un’unità di base, almeno 40-50 mq., volte decorate e pavimenti a mosaico sono presenti nelle sale di rappresentanza, come quella d’ingresso o “del Trono”, nella quale doveva essere lo stemma di famiglia, sotto il dipinto dello stemma del principato borbonico del 1836. Al culmine delle sale “en enfilade”, troviamo il salone per le feste, grande il doppio dell’unità base con preziosi intarsi ai pavimenti e volte dipinte a tempera dai colori smaglianti.